Tornare in Nepal dopo tre anni

Data26/09/2022
Viaggio di monitoraggio a Kathmandu.

A inizio settembre mi sono recato in Nepal per un viaggio di monitoraggio sui progetti che stiamo realizzando, in particolare Education for All che è in chiusura. Non eravamo mai stati lontani così a lungo.

Kathmandu è molto diversa da quella vista e conosciuta in passato.

La pandemia ha fortemente segnato questa città: per quasi tre anni il turismo, che rappresenta la principale fonte di sostentamento per moltissime persone, è praticamente stato cancellato. Ancora oggi i turisti sono pochissimi, anche a Thamel (la zona turistica per eccellenza) si vedono molti negozi chiusi, è in forte crescita la presenza di attività commerciali gestite da cinesi o indiani e le automobili si stanno riprendendo anche la zona pedonale, come un giardino trascurato dove le erbacce piano piano si diffondono. I nostri partner locali hanno resistito a questi anni difficili. Resistito, sopravvissuto, ma a caro prezzo.

Le attività sono state limitate e tanti, troppi bambini sono rimasti esclusi da ogni forma di assistenza, andare a scuola è stato ancora più complicato e anche per chi ci è riuscito è stato difficile e poco utile.

In tre anni siamo tornati indietro drammaticamente rispetto ai risultati che avevamo raggiunto. Il tempo che trascorre non concede sconti.

I ragazzi e le ragazze della Prayas sono cresciuti, diventati grandi. Molti di loro li abbiamo conosciuti che erano ancora bambini, quindici anni fa, oggi sono giovani uomini e donne a cui cerchiamo di assicurare un percorso verso l’autonomia. Quello che non è cambiato è il loro affetto e la loro accoglienza. Andare alla Prayas ogni volta è, per me, come tornare a casa.

Mani Joshi, la responsabile di Prayas ha ideato un bel progetto di imprenditorialità giovanile. I ragazzi hanno aperto un piccolo ristorante – “Love Appetite” – dove cucinano dei fantastici momos (ok, la valutazione è forse più affettiva che oggettiva, ma concedetemela) e altri piatti veloci per un pranzo o uno spuntino. Ci lavorano 4-8 ragazzi/e a seconda delle giornate e dei flussi di clienti.

È ancora un’esperienza fragile che ha bisogno di essere protetta e accompagnata come tutte le cose appena nate.

Education for All, il progetto che abbiamo realizzato su finanziamento della Regione Friuli Venezia Giulia, si è concluso con grande soddisfazione da parte di tutti noi, ma nei villaggi di Dhading, Sindupachowk, Ramechhap i ragazzi e le ragazze continuano a frequentare la scuola e ad avere ancora bisogno del nostro sostegno. Faremo tutto il possibile per assicurarlo a tutti loro.

Rajesh, il fondatore e l’anima di Sanga Sangai, continua il suo straordinario lavoro con i bambini di strada di Kathmandu. Mi ha raccontato come la pandemia abbia fatto crollare gli aiuti dall’estero, che rappresentano la sola risorsa per la piccola scuola-comunità di Sanga Sangai. Il lavoro di Rajesh e del suo staff è straordinario, non solo assicura un’istruzione ai bambini, ma fa un importante opera di sensibilizzazione per il rispetto, l’integrazione e la valorizzazione delle differenze. Si va dalla religione (insegna la convivenza fra buddisti, induisti, musulmani, cristiani, tutt’altro che scontata) alle appartenenze etniche e di casta. La passione di Rajesh arriva dalla sua stessa storia che è la stessa di quei bambini che accoglie e aiuta a diventare grandi: lui stesso era un ragazzo che chiedeva l’elemosina a Durbar Square, aver incontrato un’organizzazione umanitaria che lo ha aiutato ad andare a scuola e a curarsi, ha cambiato la vita a lui e oggi ai “suoi” ragazzi.

A Kathmandu finisce la stagione dei monsoni con la speranza che inizi quella della solidarietà.